EXHIBITIONS

 

MILENA SGAMBATO

ON-OFF

a cura di Luca Palermo

11 gennaio – 21 marzo 2017

GALLERIA E23 – via Giovanni Tommaso Blanch 23 – Napoli

Era il 1992 quando venne inviato il primo sms della storia. Un banale Merry Christmas da parte di un ingegnere britannico ventiduenne di una società appaltatrice della Vodafone UK. Di lì, nell’incoscienza della massa, il nostro modo di comunicare sarebbe andato incontro ad un destino che i puristi della lingua avrebbero categoricamente condannato. Ciò cui stiamo assistendo è, dunque, un cambiamento radicale, un passaggio evolutivo. Il terzo millennio con il suo sviluppo tecnologico incessante è, tuttavia, contrassegnato dalla più straordinaria ed epocale crisi delle relazioni interpersonali favorendo l’ambiguità e la fluidità dell’identità. Ciò impedisce una stabile assunzione della stessa (esserci), che a sua volta si riflette nella instabilità della relazione (esserci con), la quale infine mina profondamente le possibilità generative e progettuali della relazione stessa (esserci per): si è passati, dunque, dall’uomo senza qualità di Musil all’uomo senza legami di Baumann in una sorta di continuità-sovrapposizione che viene a definire il nuovo orizzonte del tema identitario e del rapporto con l’altro.

“L’arte nasce dalla tecnologia – ha scritto Derrick de Kerkchove. È la forza contraria che bilancia gli effetti dirompenti delle nuove tecnologie nella cultura. L’arte è l’aspetto metaforico di quelle stesse tecnologie che utilizza e critica”.La pittura di Milena Sgambato e la sua ricerca artistica partono da tali presupposti, li interpretano e permettono allo spettatore di affacciarsi su una realtà, la loro realtà, nella quale il binomio uomo-tecnologia è quasi inscindibile e simbiotico e nella quale l’esplosione sensoriale è favorita dai nuovi strumenti, che diventano “prolungamenti tecnologici” del nostro corpo.

“Narciso come narcosi” ha scritto Marshall McLuhan: il giovane Narciso scambiò, infatti, la propria immagine riflessa nell’acqua per un’altra persona e quest’estensione speculare di sé stesso attutì le sue percezioni fino a fare di lui il servomeccanismo della propria immagine estesa.

I rapporti umani, le relazioni sociali, persino il silenzio e la solitudine possono essere accesi e spenti come una lampadina. ON-OFF, dunque, input ed output, reale o artificiale, dentro o fuori, perché l’uso (o sarebbe meglio dire l’abuso) massivo e stratificato del mezzo tecnologico incide e determina l’essere e l’essere in relazione agli altri. L’era descritta da Milena Sgambato è quella delle solitudini interattive, contrassegnate dal costante e ossessivo bisogno di essere sempre reperibili, sempre connessi. L’individuo che vive ed agisce in tale situazione sviluppa stati di angoscia, ansie e paure che l’artista puntualmente registra nelle sue tele, nelle quali un passato neanche troppo lontano è costantemente richiamato da elementi simbolici ed un sapiente uso del mezzo coloristico.

L’arte sembra essere, dunque, l’unica funzione che non è ostacolata dalla velocità del cambiamento; del resto l’avanzamento dell’arte e quello della tecnologia rispondono a capacità e aspirazioni tipicamente umane quali creatività, comunicazione, innovazione.

GALLERIA E23- via Via Giovanni Tommaso Blanch 23 (80143) Napoli-Tel. +39 081 0484111 – cell. +39 320 6564903 E–mail: infoe23@gmail.com -Sito web: http://www.eventitre.net

Orari di apertura: dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 12.30 e su appuntamento chiamando il 320 6564903 – 3348037272

MILENA SGAMBATO

ANOTHER ME

a cura di Arianna Beretta 

24 maggio- 30 giugno 2017

CIRCOLOQUADRO arte contemporanea-Galleria Buenos Aires 13-Milano

 

 

 

Can you see me? All of me? Probably not. No one ever really has.

Insieme a Milena abbiamo pensato a lungo sul titolo della sua mostra personale a Milano, presso Circoloquadro. Spesso abusato, in questo caso l’inglese si è rilevato perfetto nella sua assenza di maschile e femminile proprio perché il lavoro di Milena Sgambato è senza genere.
Le sue tele mostrano certamente ragazze e donne – lo saranno poi davvero? – ma l’artista non sta parlando di donne e di femminilità, non sta trattando in nessun modo la questione femminile. È necessario leggere i suoi lavori cercando di andare oltre una semplicista lettura iconografica.
Another me, un altro me o un’altra me?
Poco importa saperlo. I lavori di Sgambato parlano a ognuno di noi, a prescindere dalla nostra identità sessuale e di genere. Quello che le interessa è la persona tout court. Certamente Milena gioca sul filo dell’ambiguità e del sogno – e non per nulla mi racconta che tra i suoi registi preferisti ci sono David Lynch e Stanley Kubrick – per raccontare il cambiamento e la metamorfosi dell’umanità.
Le giovani donne che popolano i suoi quadri vivono una solitudine sottolineata da un fondo neutro o, in alcuni casi, da ambientazioni che potrebbe appartenere a qualunque luogo o a nessun luogo. L’artista cancella il contesto per concentrarsi unicamente sulla figura umana che sembra essere immersa in chissà quali pensieri. Queste figure sono lontane da noi, ripiegate su se stesse oppure intente ad ascoltare musica o a guardare un punto distante, al di fuori della tela dove non possiamo arrivare. In modo ostinato a volte ci voltano le spalle, non vogliono mostrarsi o, se lo fanno, non ci permettono di guardare il loro viso e i loro tratti; altre volte si toccano, come in On-Off 5, a chiedersi “Sono io? Sono così?”. Un gesto che mi ricorda fortemente quello che compie Oscar Kokoscka nel suo autoritratto del 1918/1919: qui l’artista porta la mano sul volto e si tocca quasi a chiedersi “Ma sono io questo?”.
Domande senza tempo che ci sollecitano continuamente. Identità, personalità, cambiamento, sono questi i temi intorno a cui ruota la ricerca di Milena Sgambato. Che riesce a permeare i suoi lavori di una sottile sensualità che fa leva su certe ambiguità che l’artista dosa in modo sapiente. Giovani donne e ragazzine nascondono i loro caratteri sessuali, confusi da una pittura che misura con attenzione colori, ombre e tagli per sottolineare quel senso di confine. Sembrano vivere in una dimensione tutta loro, privata e sognante.
La pittura di Milena chiede di essere guardata con occhi sgombri da pregiudizi e da certezze ferme e immutabili; le persone dei suoi quadri vogliono essere viste con empatia ed emotività e solo allora potremo iniziare a dialogare con loro e a riconoscere in loro le nostre domande e la nostra perenne e continua metamorfosi.

We’re all made up of many parts, other halves. Not just me.

CIRCOLOQUADRO arte contemporanea Galleria Buenos Aires 13 (fermata MM Lima)
20124 Milano Tel. 02 6884442 – info@circoloquadro.com.

Orari: dal martedì al venerdì ore 11.00-13.00 e 15.00-19.00; sabato dalle 15 alle 19.

 

 

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